Acoustic dopamine - Macallè Blues

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Il disco raccontato da...

Hadden Sayers

HADDEN SAYERS

"Acoustic dopamine"

Autoprodotto (USA) - 2018

Dopamine machine/Learning to disappear/Unsatisfied/Peppermint Patty/I feel love/Waiting wanting (feat. Ruthie Foster)/Good good girl/Blood Red Coupe Deville/Hit the road/Backbreaker/Gravity

    
Chitarrista, cantante, autore sudista, già prima di entrare a far parte della band di Ruthie Foster aveva maturato e manifestato una propria, e assai intrigante, vena cantautorale, sempre traghettata da musiche di schietta e vigorosa ascendenza texana. Già autore di ben otto album solisti, il 2018 l’ha visto protagonista di un parto gemellare: l’elettrico Dopamine Machine (già qui recensito) seguito, a ruota, dal suo fratello unplugged Acoustic Dopamine. Questo secondo, oggetto dell’intervista che segue, grazie alla propria natura acustica e pur non perdendo nulla della peculiare vena rock’n’roll di fondo, dà maggior luce ed evidenza alle qualità della penna di Sayer. Questi, i risultati della nostra chiacchierata....

Macallè Blues: c’è un affascinante, sorprendente, originale concetto che si intuisce nella volontà di pubblicare il medesimo disco in due differenti versioni: una elettrica e una acustica come hai fatto tu, con la tua ultima produzione. Tanto che, dopo aver recensito la versione elettrica, 'Dopamine Machine', ho pensato che valesse la pena far due parole con l’autore per investigare più a fondo su che cosa ci fosse realmente dietro questa doppia uscita. Inizialmente, pensavo che queste canzoni fossero nate “elettriche” e che solo successivamente tu le avessi trasposte nella loro versione acustica. Invece, leggendo le note di copertina di 'Acoustic Dopamine', ho scoperto essere successo il contrario, essendo quella acustica loro prima versione. Quindi, in realtà, è nato prima 'Acoustic Dopamine'? E come mai hai deciso di pubblicare lo stesso album in questa doppia versione?
Hadden Sayers: sempre o, quanto meno, nel 99% dei casi compongo le mie canzoni sulla chitarra acustica inizialmente. Quindi, creo gli arrangiamenti dopo; quando comincia la fase della produzione e realizzazione di una demo.  
L’album acustico è stato concepito ed elaborato dopo aver registrato e masterizzato quello elettrico. Il motivo principale per il quale ho deciso di proporne una versione alternativa acustica è stato perché volevo cominciare a tenere degli "House Concerts", concerti casalinghi, intimi, direttamente a casa delle persone e non mi sembrava che la band elettrica sarebbe stata una buona compagna per questo fine. L’album acustico, quindi, ha preso vita da solo, quando ho cominciato a imbastire versioni alternative delle canzoni. E pensa che, nel farlo, avevo la strana impressione di suonare cover di me stesso;
MB: qui abbiamo le stesse canzoni presenti in 'Dopamine Machine', solo rifatte in versione acustica. Credo sia stata una specie di sfida produrre 'Acoustic Dopamine' considerato che, trasformare dei brani elettrici nella loro speculare versione acustica, nella maggior parte dei casi, non comporta soltanto un cambio di strumentazione e il gioco è fatto, come qualcuno potrebbe essere indotto a pensare. Ci sono canzoni che hanno bisogno di una particolare attenzione o di un particolare adattamento, nel passaggio da elettrico ad acustico, per quanto riguarda il tempo, il mood o anche l’armonia, affinché possano funzionare bene anche in un contesto unplugged….
HS: sento di poter avere il pieno diritto di “riscrivere” una mia canzone se necessario. Il processo di trasformazione in acustico è stato liberatorio, devo dire, e il lavorare sui nuovi arrangiamenti mi ha reso assai facile trovare, per ogni canzone, la più appropriata, acustica "vibrazione";
MB: un brano rock o, più genericamente parlando, un brano elettrico può essere considerato un buon brano se e quando funziona bene anche in acustico. In tal senso, tutte le canzoni dell’album hanno superato questa prova direi..…
HS: ti ringrazio per questo. Penso che sia una vera e propria sfida scrivere una canzone in un certo stile, diciamo una ballad, sapendo bene e da subito che, quando la registrerai, diventerà, per esempio, un brano rock;
MB: allora cominciamo a dare un’occhiata ai singoli brani. La prima cosa che salta all’occhio è che, in 'Acoustic Dopamine', le canzoni sono state inserite in un ordine differente rispetto al suo gemello elettrico 'Dopamine Machine'; cosicché, sembrano raccontare la medesima storia, ma in maniera diversa: perché questa scelta?
HS: sono fermamente convinto, in linea con l’approccio che ha sempre avuto la cosìdetta “vecchia scuola”, che un album debba avere un inizio, uno sviluppo e una fine. I miei fans non sono giovanissimi e sono molto più propensi ad ascoltare un disco per intero, ho scoperto. Ascoltano la musica in auto o mentre fanno altro. Così, la drastica modifica apportata agli arrangiamenti nella fase di trasposizione dalla versione elettrica a quella acustica, mi ha fatto capire che l’ordine delle canzoni non avrebbe più potuto essere lo stesso di prima. Se non avessi cambiato l’ordine, il flusso dei brani avrebbe avuto un ché di sbagliato. Sarebbe stato bello, a titolo di paragone, aver potuto mantenere le canzoni nello stesso ordine dato al disco elettrico, ma, se l’avessi fatto, la musicalità dell’insieme non sarebbe più emersa correttamente e così ho deciso di optare per una diversa sequenza;
MB: brani come 'Good Good Girl', 'Peppermint Patty', 'Blood Red Coupe Deville' restano fondamentalmente vicini allo spirito delle versioni elettriche; 'Dopamine Machine', invece, qui, differentemente dalla sua versione elettrica, parte come un boogie alla John Lee Hooker. In generale, a causa del medesimo contenuto dei due dischi, uno potrebbe essere indotto a confrontare ogni singolo pezzo tra le due versioni, scoprendo qualche interessante sorpresa. Per esempio, altre due canzoni che, al primo ascolto nella loro versione acustica, sembrano restare piuttosto fedeli a quella elettrica originale sono 'Backbreaker' e 'Gravity'. Ma, prestando maggior attenzione, ci si accorge che qui la musica dà loro un respiro diverso e più ampio portandoli quasi a nuova vita….
HS: Backbreaker è drammaticamente diversa rispetto alla sua versione elettrica. Forse ti stai confondendo con qualche altro brano. Gravity, invece sì, è assolutamente simile all’originale; mi sembrava potesse restare, così com’era in elettrico, anche in acustico;
MB: ancora parlando di differenze, 'Unsatisfied' è un brano che, nella versione acustica, sembra aver trovato la sua natura più autentica. La leggera dissonanza e gli evocativi accordi aperti gli fanno acquisire una resa diversa, quasi nuova…
HS: vero; è capitata per caso, ma mi è piaciuta molto quella dissonanza. Questa canzone aveva pure un altro arrangiamento in acustico, ma quella dissonanza fortuita era perfetta per come si relazionava col testo. Questo e Dopamine Machine sono, in assoluto, i miei brani preferiti del disco acustico;
MB: nell’album tu citi i luoghi dovo sono state scritte tutte le canzoni. E non posso fare a meno di notare che 'I Feel Love' è stata scritta in Italia e, per la precisione, in Umbria. Dici anche che, questo brano in particolare ha fatto da catalizzatore nei confronti della direzione artistica presa dall’album elettrico 'Dopamine Machine'; così, come non chiederti cosa c’è dietro questa particolare canzone?
HS: raramente mi è capitato di stare in luoghi tanto belli e sereni come l’Umbria. A quei luoghi mi legano tanti ricordi. Durante la mia permanenza lì per concerti, mi è capitato di avere del tempo libero durante il quale, immerso in quella tranquillità, sognavo, a occhi aperti, come sarebbe stato il mio prossimo disco. Questa canzone mi si rivelò (nel suo arrangiamento elettrico) e così cominciai a immaginare una “energetica”, potente direzione blues-rock da dare all’album;
MB: a causa della sua natura intima, in 'Acoustic Dopamine' i musicisti presenti si limitano a te e, occasionalmente, Jim Ed Cobbs alle percussioni e diavolerie ritmiche varie. Ad eccezione di Ruthie Foster che, proprio come nella versione elettrica della medesima canzone, aggiunge la sua voce in 'Waiting Wanting'. Ora, lasciando perdere il cameo di Ruthie che fa storia a sè, penso che il contributo di Jim, sebbene soltanto episodico, sia stato di autentico aiuto nel conferire un senso di informalità e genuinità all’intero disco...   
HS: Jim Ed è un musicista di grande talento. Sapevo che avrebbe apportato una grande musicalità al disco sia che avesse suonato una batteria intera o semplicemente la sua gamba percossa con le mani;
MB: c’è un altro aspetto di 'Acoustic Dopamine' sul quale vorrei spendere qualche parola a riguardo ed è lo strumento che hai usato in queste registrazioni. Una Gibson del 1954 con un suono così “grosso”, ricco di armonici, tanto far sembrare che il disco sia suonato quasi da un’intera orchestra…     
HS: sono d’accordo con te; quella chitarra ha un suono enorme. Ci sono alcune di quelle vecchie Gibson che hanno un suono talmente bello da sembrare quello di un piano a coda. Non so come sia, ma di certo sono felice di possedere una di queste chitarre;
MB: tornando al disco nel suo insieme, trovo che, mentre il trattamento rock riservato a 'Dopamine Machine', a volte copra o nasconda parzialmente le canzoni, 'Acoustic Dopamine', al contrario, rende giustizia a tutte perché ne rivela l’autentica e, talvolta, differente natura. Non credi?    
HS: sì, sono d’accordo. L’idea del disco acustico è stata inizialmente quasi una riflessione, un’idea secondaria che poi, invece, è diventata il vero focus di tutto il progetto. E’ strano e divertente come la vita vada così, talvolta, prendendo strade inattese. E questo è diventato, per me, un promemoria, un’allerta a mantenere la mente aperta e a godere nel suo insieme di quel viaggio che è la vita;
MB: 'Acoustic Dopamine' bilancia e mescola assai bene quella che pare essere la tua doppia natura: da una parte il rocker, dall’altra il cantautore. Il tuo senso per il rock’n’roll così come quello per il racconto...
HS: è il mix giusto, appropriato per il punto della mia vita nel quale mi trovo ora. Mi diverte ciò che faccio e mi diverte il processo di scoperta personale che arriva puntuale con ogni nuovo disco.
 
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