Bramhall & Piu - Macallè Blues

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Boom! Celle Blues Festival 2017

Venerdì 30 giungo 2017: Per il terzo anno consecutivo, il Boom Celle Festival di Celle Ligure (SV), rassegna meritoriamente sostenuta dalla locale Amministrazione ha offerto, in un’unica dose serale, un “one shot” di blues, come sempre, ben servito. A dirla tutta, dopo gli appuntamenti passati in cui i protagonisti principali erano stati Sugar Ray & the Bluetones nel 2015 e Lurrie Bell nel 2016, ciò a dire due tra le band americane attuali più rappresentative in fatto di traditional blues, quest’anno l’indirizzo stilistico ha subito un parziale, ancorché giustificato, testacoda. Giustificato perché, il nome che è passato sotto mano agli organizzatori (e che gli organizzatori non si sono lasciati sfuggire) era uno di quelli che, a loro modo, fanno sensazione. Figlio d’arte, di quel Doyle Bramhall texano che fu batterista leggendario della storia del blues, Doyle Bramhall II, condannato a portare il peso non solo di quel cognome, ma pure del nome e soprattutto di quel crudele indicatore cronologico messo lì, come nella tradizione regale e papale, a perenne discriminazione tra chi è venuto prima e chi dopo, tra il maggiore e il minore, ha saputo affrancarsi dall’ingombrante ombra di tanto genitore costruendosi una invidiabile reputazione tutta sua legata soprattutto ad alcune collaborazioni internazionali prestigiose come quelle avute con Eric Clapton, Elton John e Roger Waters. Nel farsi interprete di un genere meticcio che coglie a man bassa riferimenti dal funk, dal soul e dal rock d'autore, più che dal blues ha, poi, completato la fondamentale opera di emancipazione personale e artistica: la crisalide s’è finalmente schiusa. Tutto ciò, già compiutamente presente nel nuovo disco, il suo migliore, è stato presentato durante il tour che lo ha portato anche a Celle Ligure. Il blues, il Texas natio e un po' dell'Hendrix psichedelico, compaiono sparsi tra le linee di una chitarra le cui radici sono comunque ben collocate, nello spazio e nel tempo. Viene in mente Lenny Kravitz ad ascoltare alcuni dei brani di più facile presa come Mama Can't Help You. Ma c’è spazio per tutto: oltre all’intero repertorio tratto dal suo Rich Man, anche l’Isaac Hayes di Hung Up On My Baby, i Beatles di She Said She Said e financhè il jazz visionario e interplanetario di Sun Ra e la sua Arkestra.

Ma come consuetudine, la serata ha avuto più protagonisti. Due, per la precisione. Il primo a calcare il palco è stato quello che ormai rappresenta uno dei talenti più consolidati e vivaci del nostro paese: Francesco Piu. In coppia con un giovane, esuberante batterista, Giovanni Gaias, appropriatamente ribattezzato Nanni Groove, il chitarrista e cantante sardo ha messo in scena un set unplugged di grande coinvolgimento. Le chitarre sono acustiche; e poi ci sono l’armonica e un washboard zippato, quasi una collana, suonati in contemporanea sulla base di una ritmica che, con una batteria rimodellata e poco più che minimale, con le bacchette o con le nude mani, accompagna la rivisitazione di grandi classici e non solo. I due sono affiatati e, da soli, sorprendono con un impatto sonoro che somiglia da vicino a quello di una vera e propria orchestra. G.R.  
 
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