I Believe - Macallè Blues

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Il disco raccontato da...

Keeshea Pratt

KEESHEA PRATT BAND

"Believe"

KPB Rec. (USA) - 2018

Make it good/Have a good time y'all/In the mood/It's too late/Shake off these blues/Home to Mississippi/Easily replaced/Monkey see, monkey do/Believe/Out of mind/Can't stop now/So bad blues (live)

Potenza e grazia, precisione e sicurezza. Proprietaria di uno strumento vocale plastico e versatile come pochi, tra quelli di recente affermazione, la mississippiana Keeshea Pratt padroneggia maestosamente il suo ampio vibrato come le più eleganti dimaniche del buon canto e dispone di un timbro fiero e di una variegata tavolozza cromatica che la rendono preciso punto di intersezione tra l'orgoglio della shouter e la raffinatezza di una chanteuse. Spalleggiata da una rocciosa band di giovani, ma eccezionali, musicisti nella quale la robusta sezione fiati caratterizza in modo deciso il suono, Keeshea Pratt ha vinto l'edizione 2018 dell'International Blues Challenge.
Sebbene autoprodotto, Believe è il suo primo disco e manifesta in maniera assai eloquente e compiuta, tutto il potenziale di una cantante dai contorni già ben definiti, di cui certamente sentiremo parlare in futuro. Nell'intervista che segue, abbiamo affrontato con lei gli aspetti peculiari di questo disco e della sua band....

Macallè Blues: hai appena vinto l’edizione 2018 dell’International Blues Challenge, ma sei un nome nuovo nel panorama del blues, almeno per quanto riguarda il pubblico italiano. Dunque, per presentarti, partirei da quel meraviglioso blues tradizionale, suonato con chitarra slide e armonica che è ‘Home To Mississippi’, dove dichiari di essere nata a Jackson, una delle capitali del blues e patria della gloriosa etichetta Malaco. Mi sembra un significativo punto di partenza per cominciare a parlare di te. Ma, oltre ai tuoi natali mississippiani, quale è stato il tuo percorso musicale?
Keeshea Pratt: ho cominciato a cantare nel coro della chiesa, all’età di sei anni. Così è iniziato un percorso che mi ha portato, poi, a entrare a far parte del coro del liceo. Ho frequentato il Tugaloo College, un liceo musicale. Da lì, è cominciata la mia carriera come cantante, che mi ha portato a esibirmi in club e festival. Mi sono, poi, presa una pausa per permettermi di essere moglie e madre….ma ora sono tornata!
MB: ‘Believe’ è la tua prima e già davvero riuscitissima uscita discografica. E’ un disco fortemente radicato, tanto dal punto di vista musicale quanto lirico, nella miglior tradizione blues, sebbene tutte le canzoni qui presenti, beneficino di arrangiamenti assai curati e moderni. E questo è davvero il primo aspetto che emerge dal suo ascolto: davvero un bel mix di tradizione e modernità, ben bilanciate tra loro….
KP: sì, vero. E’ stato molto importante per noi, per la band, rappresentare tutti i diversi aspetti del blues. Questo disco è tanto vario quanto lo è la Keeshea Pratt Band.
MB: ci sono, anche, altri due aspetti che emergono chiaramente ascoltando 'Believe': il primo è la tua voce, estremamente corposa, energica ma allo stesso tempo ben educata. Non è soltanto questione di forza qui; perché tu dimostri anche un pieno controllo del vibrato e delle dinamiche vocali in genere. Tutti aspetti, che difficilmente coesistono in un unico e pure giovane individuo, e fanno di te non solo un’autentica e fiera 'blues shouter', ma anche un’elegante e musicalmente preparata cantante…..
KP: ti ringrazio. Molto di quello che ho imparato, l’ho imparato al liceo. Quindi, il mio plauso deve andare ai meravigliosi insegnanti del Tugaloo College. E poi, anche essere sul palco a esibirmi mi ha insegnato davvero tanto. Quando sei là fuori a cantare devi fare in modo che la tua voce lavori per te, in qualunque situazione e condizione tu possa incontrare. E lasciami dire che la mia favolosa band mi ha permesso di fare tutto ciò che ascolti accadere nel disco.
MB: dicendo questo mi hai preceduto perché, un secondo aspetto è, proprio, quello che riguarda la tua band e gli arrangiamenti presenti. La Keeshea Pratt Band dimostra di essere una delle formazioni più toste e compatte presenti oggi sulla scena, con una sezione fiati poderosa e degli straordinari musicisti. Allora spendiamo due parole su ciò che riguarda proprio la band, partendo dalla sezione fiati che è formata da sax tenore e due trombe, che suonano spesso all’unisono dando, a tutto il cd, quel senso di muro del suono tipico di una big band….
KP: non potrò mai dire abbastanza per quanto riguarda la band. Non credo proprio che sarei qui senza questi musicisti. James Williams III è l’autore delle parti dei fiati. La dedizione che Misaki, Dan e James (i musicisti della sezione fiati, ndr) hanno mostrato nell’imparare gli arrangiamenti e nel renderli così efficaci è semplicemente meravigliosa. Nick Fishman, il batterista, ha partecipato alla scrittura di buona parte della musica mentre Shawn Allen è stato il responsabile per la scrittura e gli arrangiamenti di diverse canzoni. Penso che il suono da 'big band' cui tu fai riferimento sia ciò che davvero ci caratterizza e differenzia da tutte le altre blues band contemporanee. Questo aspetto è qualcosa di cui tutti gli appassionati di quel tipo di sound possono godere appieno, lasciandosi coinvolgere.
MB: poi abbiamo, alle chitarre, Brian Sowell, dal suono prevalentemente texano e, quale ospite speciale, il talentoso Chris “The Kid” Andersen…
KP: Brian è un meraviglioso talento. E’ stato un piacere assoluto vederlo crescere nell’ambito di quel progetto che è la Keeshea Pratt Band. Era già strepitoso quando è arrivato da noi e, da lì, è ulteriormente cresciuto, tanto che ti suggerirei di tenerlo d’occhio per il futuro.
Chris Andersen ha un grande curriculum e tutti noi eravamo eccitati all’idea di vederlo coinvolto in questo progetto. E’ davvero un musicista di estremo talento. Può essere facile procurarsi i migliori musicisti sulla piazza, ma c’è da domandarsi, poi, se siano anche i migliori per il tuo progetto specifico. Beh, posso dire che abbiamo avuto anche i migliori musicisti possibili per questo progetto.
MB: ultimo, ma non certo per importanza, è l’aspetto riguardante la sezione ritmica. Buona parte dei brani del disco hanno una forte connotazione ritmica;  tutto ciò grazie a Nick Fishman alla batteria e a Shawn Allen (che è anche il tuo band leader e direttore musicale) al basso, due musicisti che, spesso, suonano inattese ed estremamente efficaci figure sui rispettivi strumenti….
KP: il genio di Nick Fishman e Shawn Allen è davvero in primo piano in questo progetto. Mi hanno reso estremamente facile l’immergermi in questa musica e fare ciò che faccio e penso che non ci siano abbastanza parole per esprimere adeguatamente il valore di questi due musicisti. Se ne può avere un’idea solo ascoltando questo disco, ma penso anche che Belive contenga giusto una parte di ciò che possono davvero fare questi due straordinari musicisti.
MB: prima, ho fatto cenno agli arrangiamenti: in un disco fondamentalmente tradizionale come 'Believe', gli arrangiamenti proposti fanno la differenza, conferendo al disco un suono complessivamente assai moderno...
KP: volevamo che il nostro suono fosse moderno ma, allo stesso tempo, volevamo mantenere anche un piede nella tradizione. Noi amiamo la musica e le sue origini. Vogliamo sempre tributare un riconoscimento a tutti quelli che sono venuti prima di noi e alla musica che hanno contribuito a creare. E questo pensiero ha ispirato e guidato buona parte della band.
MB: tutte le canzoni dell’album sono originali e sono state, principalmente, scritte dal tuo bassista Shawn Allen, il quale dimostra di essere anche un ottimo autore davvero….
KP: assolutamente! Shawn ha composto buona parte delle canzoni; è un compositore completo, malgrado questa sia stata la sua prima vera incursione nei territori del blues. Detto ciò, le sue composizioni mi hanno permesso di mettere in piena luce la mia voce e la sua estensione.
MB: dal punto di vista dei testi, buona parte dei brani sono profondamente radicati nella più genuina tradizione blues e, anche musicalmente parlando, possiamo trovare R&B, shuffles, blues elettrico, accenni acustici e anche un omaggio a New Orleans….
KP: certo, il blues è diversità e volevamo che questo aspetto fosse evidente anche nel disco.
MB: tra le tracce, possiamo trovare qualche cambio di stile. La title track, per esempio, è una canzone di autoaffermazione con un deciso groove funky….
KP: assolutamente! Believe è il mio inno. E’ una canzone che parla di autoindulgenza, perdono, redenzione e incoraggiamento. Chris Andersen ha fatto un lavoro fantastico in questo brano e le parti dei fiati, scritte da James Williams III, sono davvero fenomenali. Questo è un brano che adoro. Vorrei che tutti quanti capissero l’importanza di credere in sé stessi. Ognuno deve sapere che ce la può fare, che può trasformare i propri sogni in realtà. Tutto ciò comporterà un duro lavoro, di certo. Si incontreranno giorni buoni e tempi duri, ma se riesci a mantenere salda la fede in te stesso, nel tuo destino, potrai far accadere grandi cose.
MB: in un disco fondamentalmente blues, un’altra sorpresa salta fuori con un paio di brani soul come l’iniziale ‘Make It Good’ e ‘Can’t Stop Now’….
KP: non direi proprio che si tratti di una sorpresa. Per molti, blues e soul sono generi intrecciati e la linea di demarcazione tra loro è davvero sottile. Questi due brani sono l’esempio concreto dell’evoluzione della musica e di come un genere possa influenzarne un altro.
MB: in chiusura, invece, troviamo la versione live di ‘So Bad Blues’, un lento, sudatissimo slow blues. La scelta di includere un brano dal vivo è dovuta al fatto che volevi mettere in evidenza anche la schietta, impattante natura da 'live band' che pure avete?
KP: esatto. Con l’inserimento di questo brano, volevamo dare ai nostri fans l’opportunità di gustarci anche in versione live. Le nostre dinamiche, sul palco, sono molto diverse da quelle che abbiamo in studio. Personalmente, adoro l’energia che ricavo dal contatto col pubblico, mi piace parlare e interagire con gli spettatori. E questo è qualcosa di assai difficile da riprodurre in studio.
Sono molto soddisfatta di come tutto sia venuto fuori. La band è stata fenomenale e, come puoi vedere, ancora una volta non trovo parole sufficienti per esprimere il mio apprezzamento nei confronti dei miei musicisti. Penso che questo assaggio dal vivo possa far capire alla gente che la Keeshea Pratt band è ‘the real deal’, sia dal punto di vista vocale che strumentale. Non ci sono trucchi di studio, i fiati e la loro precisione estrema sono autentici e credo che sia importante che ciò si capisca.  
 
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