Tug of War - Macallè Blues

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Il disco raccontato da...

Gina Sicilia

GINA SICILIA

"Tug of war"

Blue Elan Rec. (Usa) - 2017

I don't want to be in love/Damaging me/He called me baby/I'll stand up/Never gonna end/I cried/They never pay me/Abandoned/Tell him/All my loving/Heaven

Nata da immigrati italiani, in un sobborgo di Philadelphia, avviata all'ascolto del blues e della roots music dai genitori, inizia adolescente a scrivere canzoni. Laureata in giornalismo, Gina Sicilia è ritenuta, dal 2006, dai tempi, cioè, del suo esordio discografico, Allow Me To Confess, una delle più promettenti voci del panorama soul-blues-R&B contemporaneo. Sempre difficilmente confinabile in un unico genere, col suo nuovo disco Tug Of War, ha marcato una virata stilistica e artistica netta. Strappo col passato o una naturale evoluzione? Entrambe le cose, in realtà, come aspetti di un'unica medaglia, di un'unica mela ormai pienamente matura. Macallè Blues l’ha incontrata per fare quattro chiacchiere su questo nuovo disco...

Macallè Blues: Gina, i tuoi primi quattro dischi sono stati pubblicati di botto, nel giro di cinque anni. Dal tuo ultimo disco completo al nuovo Tug Of War è, invece, passato ben più tempo: come mai questa lunga assenza?
Gina Sicilia: In realtà non ho mai smesso di incidere! Il mio quarto album è uscito nel 2013 e il quinto, The Alabama Sessions, nel 2014 e poi ancora ho inciso un EP, Sunset Avenue, nel 2016! Non sono mai stata troppo assente dallo studio di registrazione o dalle scene!! Mi piace troppo quello che faccio per  concedermi delle soste.
MB: Devo aver fatto un po’ male i conti; mea culpa. In ogni caso, questo tuo nuovo cd, Tug Of War, ripropone tutte le canzoni presenti nel precedente EP Sunset Avenue, aggiungendo a queste sei nuove composizioni. Di fatto, questo è il tuo nuovo disco ufficiale e, secondo me, dimostra chiaramente la tua raggiunta piena maturità come autrice considerato che, al netto di tre brani, tutte le altre presenti sono tue composizioni...
GS: Grazie! Devo dire che sono estremamente orgogliosa di questo nuovo album. E’ nato da situazioni molto personali e penso che sia, in assoluto, il disco più soulful tra quelli da me incisi fino a ora.
MB: Dal punto di vista vocale, in Tug Of War, mi sembra che tu ti sia raffinata e maggiormente focalizzata. Hai tralasciato gli aspetti più potenti, corposi del canto per diventare, in qualche modo, un po’ più intima, pensosa e riflessiva. E’ solo una mia impressione?
GS: Assolutamente vero. Molte delle canzoni che ho scritto per Tug Of War sono basate sull’esperienza vissuta. I testi sono molto personali e nascono da alcuni cambiamenti avvenuti nella mia vita nel corso degli ultimi anni, da quando mi sono trasferita a Nashville. Essere più onesta attraverso le mie canzoni mi fa sentire senz’altro più vulnerabile come artista, ma anche più autentica, al di là del fatto che ciò che canto è vero.
MB: Da dove nascono le canzoni presenti in Tug Of War? Intendo dire che, da un ascolto generale dato ai brani sembra che ci sia proprio un tema centrale prevalente. Un senso di sforzo, malinconia e abbandono che domina il cd. Lo stesso titolo rimanda a un certo senso di lotta o sfida.
GS: C’è assolutamente un tema centrale di lotta nel disco essendo stata esposta recentemente a un tira e molla tra momenti belli e brutti; da qui, il titolo. Tutto ha a che fare col senso di contrasto tra tristezza e felicità, amore e solitudine. Tutto questo, non solo ben riassume il senso dell’intero album, ma anche quello della mia vita più recente.
MB: Questo disco è stato prodotto da Dave Darling che è stato anche il produttore dell’ultimo cd di Janiva Magness; inoltre, Tug Of War è uscito per la stessa etichetta di Janiva, la Blue Elan e oltretutto, alcuni musicisti di Janiva suonano anche nel tuo disco. Come è nata questa collaborazione?
GS: Dave Darling è uno dei due produttori del disco. Molte delle canzoni sono state prodotte da Glenn Barratt a Philadelphia. Quando ho firmato con la Blue Élan è stato deciso che avrei dovuto incidere altri brani aggiuntivi per l’album. Dave Darling lavora molto assiduamente con questa etichetta dunque sembrava proprio la buona occasione per iniziare una nuova collaborazione. E io sono felice di averla colta, perché lavorare con Dave è stato davvero facile e divertente per non dire del fatto che sono estremamente orgogliosa dei risultati ottenuti con lui.
MB:  Non so se sia dovuto a questa nuova collaborazione ma, Tug Of War mi pare marchi un deciso cambio di rotta nel tuo stile, almeno se paragonato ai tuoi primi due dischi, 'Allow Me To Confess' e 'Hey Sugar', nei quali c’era una fortissima dose di blues, R&B anni ‘50 e un po’ di soul. Qui, invece, troviamo brani con arrangiamenti molto accurati e moderni. Difficile confinare questo tuo ultimo disco in un genere ben preciso (cosa che, per me, non è un male) ma, ascoltandolo possiamo trovare del soul, un certo sentore country, genere al quale non sei mai stata completamente estranea, e pure un po’ di doo wop e pop...
GS: Sicuramente! Considerato che non mi sono mai sentita coinvolta in un unico genere musicale, quest’ultimo album suona effettivamente molto più soul e pop di qualsiasi altra cosa abbia mai inciso prima d’ora. Non è stata una cosa necessariamente voluta e cercata, perché io scrivo canzoni basate su ciò che mi ispira e, ciò che mi ispira, può essere assolutamente qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Ma detto ciò, questo disco suona davvero molto più coeso rispetto ai precedenti. Le canzoni sono tutte ben amalgamate, sia dal punto di vista tematico che stilistico.
MB: Il blues, come genere, sembra essere confinato tra le righe, qua e là, e lo si può ascoltare, potrei dire, esclusivamente grazie ad alcune parti di chitarra. Penso soprattutto al lavoro di Zach Zunis in 'I Don’t Want To Be In Love' e a quello di Ron Jennings in alcuni altri brani...
GS: Sì, il blues c’è sempre. E’ ciò in cui la mia musica sembra naturalmente affondare le proprie radici. Qualsiasi cosa io scriva, il blues trova comunque il modo per scivolarci dentro o farvi capolino. E’ un genere talmente radicato in me che non posso evitare che influenzi qualsiasi cosa io scriva o canti!
MB: Ora, diamo un’occhiata ai titoli. Come ho già detto, al netto di tre, le restanti sono tutte tue composizioni: queste canzoni significano qualcosa di particolare per te? Sembra che dietro di loro ci sia stato veramente un “Tug of War” (ndr “tiro alla fune”)...
GS: Tutti i brani originali qui contenuti hanno un significato particolare per me perché sono stati scritti da una prospettiva molto personale. Sono storie vere, scritte con parole ispirate dalle mie reali, dolorose esperienze più recenti. Quando canto queste canzoni, canto di me e della mia vita e mi ci ritrovo profondamente dentro. E’ un’esperienza davvero commovente per me.
MB: Parliamo anche delle cover. Per prima troviamo quella meravigliosa ballad scritta da Harlan Howard (che è stato - inutile a dirsi - un cantautore country) intitolata 'He Called Me Baby'. Tu ne dai una versione molto quieta, sussurrata, con un incantevole senso di resa...
GS: Adoro questa canzone. E’ così soulful e ricca di un senso palpabile di desiderio, di bramosia. E’ davvero una gioia cantarla.
MB: Dopo troviamo 'Tell Him' di Bert Bern e, verso la fine del disco, 'All My Loving' dei due principali Beatles, Lennon e McCartney: cosa ti ha portato a scegliere queste due canzoni? C’è qualcosa di particolare che ti lega a loro?
GS: Tell Him è sempre stata una delle mie canzoni preferite. La cantavo spesso da bambina nella vasca da bagno; potevo avere quattro o cinque anni. Quella canzone avrà sempre un significato particolare per me. Per certi versi ho sempre amato anche la canzone dei Beatles e, soprattutto, ho sempre pensato a come potesse diventare una magnifica soul ballad. Volevo trasformarla in una lenta, ardente ballata, pregna di desiderio e tristezza, ben diversa, dunque, dalla versione briosa e scanzonata dei Beatles. Sono immensamente orgogliosa di come sia riuscita ed è davvero una grande gioia cantarla nei miei concerti.
MB: Cosa pensi di 'Tug Of War'? Cosa significa per te questo disco? Possiamo dire che rappresenti una nuova pagina nella personale vita artistica di Gina Sicilia?
GS: Sono veramente orgogliosa di Tug Of War e penso che rappresenti, a oggi, la mia miglior prova, sia come autrice che come cantante. Il processo che porta a scrivere canzoni personali, a registrarle e a condividerle è davvero gratificante. E’ incredibile come si possa essere così orgogliosi di qualcosa che è nato da tanta amarezza. E’ meraviglioso tutto questo e desidero continuare a condividere le mie storie con chiunque abbia voglia di ascoltarle.
 
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