2021 - Macallè Blues

Macallé Blues
....ask me nothing but about the blues....
Vai ai contenuti

2021

Recensioni > Shortcuts


Shortcuts: i cd in breve...2021


Shortcuts: i cd in breve...: in questa sezione del sito, troverete le recensioni delle novità discografiche, ma in versione compressa!

KYLE CULKIN

"Pork chops & blues"

Tonebucker Rec. (USA) - 2021

The pork chop song/So damn old/By the blues/Burn it all down/Why me/Nothing from nobody/Can't come down/Wouldn't change a thing
          
 
 
Lappena superata adolescenza di questo giovanissimo chitarrista è tradita dalla voce ancora smaccatamente acerba. Ma la sua capacità strumentale e il suo gusto per le note scelte, sono già quelle di un consumato sideman. Il suo primo album, My Americana, era un non nuovo mix di blues, gospel, rock, country e soul.
Ora, Pork Chops & Blues segna un ritorno più convinto alle radici R’n’B. A darne un primo assaggio è So Damn Old, brano di vecchia scuola con una chitarra che, kingiana a tratti come nella successiva By The Blues, suona anche squisitamente inventiva. Non mancano, però, quel pizzico di country come nell’iniziale Pork Chop Song, gli sconfinamenti nella rhumba con Nothing From Nobody e nelle ballate rock più cantautorali come Can’t Come Down. Chitarra, arrangiamenti e una nutrita, impeccabile band sono gli aspetti di assoluto rilievo di un disco che, anche assai ben scritto (tutti brani inediti ad eccezione della rilettura, molto fedele, di Why Me del vecchio Delbert McClinton), pare essere un breve viaggio musicale attraverso le emozioni umane, dall'adolescenza vissuta, all'età adulta, ancora solo immaginata. G.R.
 

MISTY BLUES

"No more blue"

Autoprodotto (USA) - 2021

My one and only/I can't wait/These two veils/Bodega blues/Change my luck/Down in Lenox Town/Ready to play/Listen/Step right up/Days gone by/Nothing to lose          
 
  
La voce di Gina Coleman è uno scuro monolite; una bruna massa rocciosa a metà strada tra il faringeo, fuliginoso ruggito chicagoano di Valerie Wellington e il più educato, narrativo contralto di Tracy Chapman. È lei che, dal pulpito del suo peculiare timbro e, occasionalmente, dalle corde della sua cigar box guitar, governa le sorti di questa band, a metà strada tra tradizione e qualche audace sperimentazione di derivazione jazz-fusion, realizzata tramite un sagace utilizzo funk di ritmiche e fiati.
Sono molte le band che combinano (e scombinano) i generi, ma c’è qualcosa di davvero brillante, fresco e famigliare nel modo con cui Misty Blues lo fa. In questo decimo disco, l’ennesimo autoprodotto, solo brani inediti. I meno rappresentativi, direi, sembrano essere proprio quelli più aderenti alla tradizione blues, confinati a centro disco; da Bodega Blues a Change My Luck coi suoi espliciti rimandi a Muddy Waters o ancora il country blues acustico Days Gone By. Invece, il piacevole sapore anni ‘60 che l’Hammond conferisce al successivo Down In Lenox Town, i giochi jazzistici vagamente coltraniani dello strumentale Listen o ancora il conclusivo funk Nothing To Lose, paiono reggere bene la sfida. G.R.
 

DEXTER ALLEN

"Keep moving on"

Endless Blues Rec. (USA) - 2021

Keep moving on/Love talk/Blues eyed girl/Pack up my bags/I just love that woman/F.A.B.U.L.I.S.T. woman/If I ain't got you/Sleeping in my bed/I can't live without you/I like the way/My cup of tea
          
 
 
Si annusa tutto l’odore del sud e di quel suono, ancorché ammodernato, tipico di etichette come la Malaco in questo nuovo lavoro - il sesto, da solista - di Dexter Allen.
A differenza di alcune maldestre abitudini discografiche diffuse, almeno un tempo, a certe latitudini, nulla di elettronico si nasconde in queste tracce, diversamente genuine come, di certo, sarà stata l’infanzia di questo chitarrista e cantante che, nativo del Mississippi, figlio di pastori battisti e cresciuto in una fattoria, deve aver compreso assai presto che la vita autentica è quella che contempla poco più dello stretto necessario. Lo testimoniano i suoi assolo.
Attirata l'attenzione dell’ultima leggenda vivente del blues, quel sempreverde Bobby Rush che lo ha fatto chitarrista solista della sua band itinerante in tutto il mondo, da lì è partita la sua avventura artistica. Lo stile di Allen, leggero tanto da sembrar sospeso per aria, gli è valso, nel 2008, il Jackson, Mississippi Music Award come voce maschile dell’anno. Perché, come accennato, oltre che chitarrista è anche valente cantante indeciso, come suggeriscono queste tracce, tra l’indossar la giacca di pelle del bluesman piuttosto che quella più elegante, in morbido tessuto, del soulman a-là Teddy Pendergrass. G.R.
 

TOM CRAIG

"Good man gone bad"

8th Train Rec. (USA) - 2021

I'm working too hard/What a man's gotta do/You made a good man go bad/It's all my fault/Sheepdog/When you love a bluesman/Treat your daddy nice/One way love affair/Change my way of living/Headhunter/Long time coming/I like soul in my blues/My turn to cry          
 
 
 
È sorprendente come, in un disco dominato da una giusta miscela di blues, R’n’B e soul, sostenuta da una band corposa dove spiccano, tra gli altri astri presenti, Doug James al sax baritono, Dave Gross eccezionalmente al basso e Mickey Junior all’armonica, il brano davvero vincente sia quello che marca la distanza più netta dal resto del lavoro; ossia, Sheepdog, rockeggiante esempio di cemento a presa rapida, ad alto contenuto di (sex)-appeal radiofonico.
Tom Craig è chitarrista, cantante e autore originario di Philadelphia. Innamoratosi di blues e R’n’B attraverso la musica dei tre “King” e di Wilson Pickett, si manifesta, alle nostre orecchie, anche come eccelso vocalist il cui stile molto deve a jazz crooners come Mel Tormé.
Good Man Gone Bad rappresenta la sua seconda uscita solista che, in termini del tutto comparativi rispetto all’esordio, ne documenta l’evoluzione musicale attraverso tredici brani inediti. Prodotto dallo stesso Mickey Junior e mixato nei Fat Rabbit Sudios di Dave Gross, questa uscita segue l’esordio Get Ready For Me e ne descrive la naturale evoluzione. G.R.

ALABAMA SLIM

"The parlor"

Cornelius Chapel Rec. (USA) - 2021

Hot foot/Freddie's voodoo boogie/Rob me without a gun/Rock with me momma/All night long/Forty jive/Midnight rider/Rock me baby/Someday baby/Down in the bottom

          
 
Considerati l’anagrafica del personaggio (classe 1939), l’etichetta discografica per la quale è edito The Parlor (la Cornelius Chapel è costola di quella Music Maker Relief, organizzazione no-profit responsabile della scoperta, spesso meritoria ancorché tardiva, di molte oscure reliquie del blues e impegnata nel preservare e promuovere la tradizione musicale del profondo sud) e alcuni dei musicisti che fanno parte di questo progetto (Jimbo Mathus, Little Freddie King) è facile immaginare cosa ci si possa attendere dall’ascolto del disco. Chitarrista e cantante aderente in tutto e per tutto ai canoni della cosiddetta ‘old school’, Alabama Slim, al secolo Milton Frazier, è uno degli ultimi praticanti di quel ruvido blues da juke-joint. L’asprezza del suo linguaggio fa il paio con quella che fu di Juke Boy Bonner o R.L. Burnside. I brani, spesso intestarditi su un ossessivo accordo singolo, il suo timbro di voce dall’incantatoria profondità, l’abbondanza di quel tipico, ipnotico boogie, tradiscono la marcata e quasi perfetta sovrapposizione con la figura di John Lee Hooker.
Registrato in presa diretta e alla vecchia maniera, in sole quattro ore, il disco, sebbene derivativo, vive di evidente, genuina spontaneità e l’interplay tra le due chitarre, di Slim e King, racconta la storia di un dialogo autentico e ben riuscito. G.R.

CURTIS SALGADO

"Damage control"

Alligator Rec. (USA) - 2021

The longer that I live/What did me in did me well/You're going to miss my sorry ass/Precious time/Count of three/Always say I love you (at the end of your goodbyes)/Hail mighty Caesar/I don't do that no more/Oh for the cry eye/Damage control/Truth be told/The fix is in/Slow down
 

          
Partito, a scavalco tra gli anni ‘70 e ‘80, come cantante e armonicista della Robert Cray Band, dopo le parentesi come frontman dei Roomful Of Blues e di Carlos Santana, Curtis Salgado è approdato a una carriera solista che lo ha visto realizzarsi come autore, cantante e armonicista di assoluto pregio. La sua penna talvolta arguta, abbinata a un registro musicale che intreccia trame cangianti, anche contemporanee, di rhythm’n’blues’n’soul, insieme all’uso sempre più parco, ma sapientemente efficace, della sua armonica, hanno fatto di Salgado uno dei personaggi meglio rappresentativi della scena moderna.
Ogni sua uscita è un faro al quale poter volgere lo sguardo (e l’orecchio!) con assoluta fiducia e, quest’ultima, non fa differenza nel confermare la regola. Registrato, in diverse sessioni, tra il Tennessee e la California col fondamentale contributo di musicisti di gran talento come Tony Braunagel, Johnny Lee Schell e lo straordinario hammondista Mike Finnigan, Damage Control, rispetto ad altri dischi, inclina il suo asse di rotazione verso gli anni ‘50, soprattutto con Slow Down di Larry Williams, unica cover presente. Ma il meglio viene proprio quando l’inclinazione muta e Truth Be Told, con la fisarmonica di Wayne Troup, ti proietta in un’atmosfera zydeco. O Hail Mighty Caesar, in un fermento di organi e trombe, ti trasporta dritto dritto a New Orleans. L’emozione, improvvisa e impagabile, del cambio di rotta. G.R.

Torna ai contenuti