Weeds like us - Macallè Blues

Macallé Blues
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Weeds like us

Recensioni

Recensioni: i libri...

Janiva Magness

Weeds like us

Fathead Edizioni - 2019

 
Il dolore rende nudi. E, un uomo - sostantivo antropologico - non dovrebbe mai essere colto nel momento del dolore.  
Ma, superato quel momento (o, più facilmente, quei momenti), una volta certi del proprio trionfo, dunque quando non si può più essere solo colti, allora, talvolta, ci si lascia volutamente cogliere; meglio, ci si concede allo sguardo altrui. Morboso o ammirato che sia, ci spogliamo, di fronte a esso, di nostra iniziativa e, addirittura, col desiderio di farlo, al pensiero che una storia valga la storia e che l’esempio di quella storia possa essere utile a qualcuno.  
A un certo punto dell’esistenza - per alcuni, invero, molto presto -  un vento, freddo e improvviso, arriva a scompaginare ciò che ci è stato riservato come destino; squaderna e confonde i fogli, fino a lì scritti, delle nostre vite, riempiti con grafia già, spesso, incerta e tremante. Li sparpaglia a caso sulla via e noi, dietro, a raccoglierli e tentare, con frettolosa goffaggine, di rimetterli, ben ricomposti, nel loro giusto ordine. Tanto che la fatica spesa per riconquistare, con quell’ordine, anche la propria vita, possa valer la pena di essere narrata agli altri.
Ciò che compie la Magness con Weeds Like Us, dettagliata memoria autobiografica, è proprio l’atto estremo di spogliarsi pubblicamente; e integralmente, con la stessa spietata onestà di chi, comunque, non ha nulla di che vergognarsi nel tanto che, di sé, ha da mostrare. Il libro, che nasce come conseguenza naturale di un analogo spettacolo teatrale nato, invece, per caso, parte proprio dal principio: da uno spiritello di quattro anni che, nelle mani di genitori avvinazzati e in seno a una famiglia numerosa e ben presto sgangherata, rimbalza tra il Michigan e il Nebraska, al seguito degli ondivaghi impieghi del padre. Da quel momento, gli anni che la condurranno alla maturità, saranno tutti un susseguirsi di violenze, bullismo, abusi, droga, ricoveri psichiatrici, depressione, suicidi veri (quelli dei genitori) e tentati (i suoi). Come ricorda lei stessa, Janiva Magness è passata dall’essere bambina sola, a essere adolescente sola (e, come spesso capita, adolescente madre). Da problematica teenager a donna incarognita, in lotta con demoni inevitabilmente voraci.  
Come sul lettino dello psicoanalista, il racconto scorre fluido come le immagini, ben oleate, di una fiction che trova, nell’incontro fortuito e folgorante con la musica, la propria salvifica e inattesa deviazione di rotta. Costato cinque anni di lavoro per pubblicarlo e una vita intera per scriverlo, Weeds Like Us è il luogo dove l’autrice racconta, con la medesima energia e passione delle sue canzoni, la propria storia, così unica e commovente.  
Janiva Magness abbiamo imparato a conoscerla come persona - incredibilmente, verrebbe da dire, dopo aver letto queste pagine - sorridente e ironica; come cantante, proprietaria legittima di quel contralto, magari non così esteso, ma profondo, intenso e magistralmente modulato, ormai oggetto di ripetuti e, di certo, meritati riconoscimenti artistici. In questo libro, che è tanto lo sguardo impietoso sull’inferno che ha attraversato quanto la testimonianza di come passione e perseveranza possano condurre all’uscita da quell’inferno e al riscatto di un’intera vita, la scopriamo anche brillante, piacevolissima scrittrice.
Mai come qui occorre dire, con Nietzsche, che “bisogna avere un caos dentro sé per partorire una stella danzante”; o, più semplicemente, con un vecchio gospel di Clara Ward: “...my soul looks back and wonders how I got over…”.    

Giovanni Robino        


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